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L’Opera Abitabile: Architettura oltre l’Edificio

Un edificio può funzionare perfettamente e non diventare mai architettura.

Può essere corretto, efficiente, costoso, tecnologicamente avanzato e restare soltanto costruito.

L’Opera Abitabile nasce da una soglia diversa.

Nel lavoro di Fausto Ferrara, architetto, artista e autore, l’architettura non coincide con la produzione di uno spazio da utilizzare né con la costruzione di un’immagine da riconoscere.

L’opera accade quando luogo, forma, materia, corpo e tempo cessano di essere elementi separati e diventano una struttura necessaria.

Abitare, allora, non significa semplicemente occupare uno spazio.

Significa entrare in relazione con un’opera.

Autore e struttura esecutiva

La responsabilità autoriale dell’opera appartiene a Fausto Ferrara.

Per l’ingegnerizzazione, il coordinamento tecnico e l’esecuzione, Ferrara opera attraverso Arckeo Executive Workshop, fondato nel 2004.

Arckeo non costituisce un secondo soggetto autoriale.

È la struttura esecutiva attraverso cui la direzione progettuale di Ferrara può attraversare le discipline tecniche senza perdere la coerenza dell’opera.

Il problema non è soltanto progettare una forma.

È proteggerla fino alla costruzione.

Tempio del Silenzio di Fausto Ferrara a Torrenieri, Opera Abitabile definita da massa monolitica, soglia, materia, luce e percorso.

Abitare non significa utilizzare

Nella maggior parte degli edifici contemporanei l’uomo viene considerato come utilizzatore.

Si misura ciò che deve fare.

Si organizza ciò che deve contenere.

Si ottimizzano percorsi, funzioni e prestazioni.

Ma abitare non coincide con l’uso.

L’uomo abita realmente quando uno spazio modifica la sua relazione con il corpo, il tempo, il paesaggio e la materia.

Una soglia può rallentare il passo.

Una massa può produrre protezione.

Una luce può rivelare la profondità di una parete.

Un vuoto può dare misura alla distanza.

L’acqua può separare due condizioni dello spazio.

L’architettura non prescrive l’esperienza.

Costruisce le condizioni affinché l’esperienza possa accadere.

La Griglia E9: riconoscere la soglia dell’opera

La Griglia E9 nasce dalla necessità di riconoscere questa soglia.

Non tutto ciò che viene chiamato architettura lo è.

La funzione non basta.

La qualità costruttiva non basta.

L’innovazione non basta.

L’emozione non basta.

Neppure la bellezza basta.

La domanda è più radicale:

esiste una necessità che lega forma, luogo, materia e presenza umana?

Se la forma può essere sostituita senza perdere l’essenza dell’opera, quella forma non era necessaria.

Se il luogo è soltanto uno sfondo, non esiste ancora relazione.

Se la materia è soltanto rivestimento, non partecipa alla struttura dell’opera.

La Griglia E9 non assegna uno stile.

Introduce un criterio.

La Forma Necessaria nasce dal luogo

La Forma Necessaria non è la forma più semplice.

Non è la forma minimale.

Non è una geometria riconoscibile.

È la forma che non potrebbe essere altra senza perdere la relazione che l’ha generata.

Per questo, nel lavoro di Ferrara, il progetto non inizia dall’immagine dell’edificio.

Inizia dal luogo.

Dalla sua topografia.

Dalla luce.

Dalle distanze.

Dalle masse.

Dal modo in cui il corpo può attraversarlo.

Dalla possibilità di sottrarre invece che aggiungere.

Casa 1 a Formentera, con i suoi circa 1.850 m², mostra come una grande architettura possa quasi scomparire nella topografia attraverso una struttura prevalentemente ipogea.

La dimensione non viene esibita.

Viene assorbita dal luogo.

Dalla Scultura Abitabile all’Opera Abitabile

La genealogia dell’Opera Abitabile precede la sua definizione teorica.

In Spazio Sensoriale, realizzato a Hudson, New York, per Art OMI Foundation, la relazione tra corpo e forma diventa già struttura dell’opera.

Franco Purini lo definisce “scultura abitabile” e “spazio-situazione”.

È un passaggio decisivo.

La scultura non viene trasformata in edificio.

L’architettura non viene decorata artisticamente.

Si produce una condizione nella quale opera plastica, spazio e corpo non possono più essere separati.

Da questa ricerca nasce progressivamente un campo più ampio:

l’opera può essere abitata senza cessare di essere opera.

Casa 1, Villa Anelli, Tempio del Silenzio

L’Opera Abitabile non corrisponde a una scala determinata.

Può assumere forme e dimensioni differenti mantenendo lo stesso principio.

Casa 1, a Formentera, lavora attraverso sottrazione, ipogeo, topografia e continuità con la roccia.

Villa Anelli, sul Lago di Garda, supera i 2.200 m² e costruisce un organismo unitario attraverso massa, acqua, luce, orizzonte e protezione.

Il Tempio del Silenzio, a Torrenieri, sposta la stessa ricerca fuori dalla residenza: materia, acqua, soglia e percorso diventano parti di una struttura spaziale indivisibile.

La continuità tra queste opere non è stilistica.

È nel criterio attraverso cui ogni forma cerca la propria necessità.

Kenneth Frampton: opera, materia e cultura tettonica

Nel 2025 Kenneth Frampton colloca il lavoro di Fausto Ferrara all’interno della grande questione della cultura tettonica, mettendolo in relazione critica con figure come Louis Kahn, Carlo Scarpa, Tadao Ando e Peter Zumthor.

La rilevanza di questo riconoscimento non consiste nell’appartenenza a una genealogia di nomi.

Consiste nel criterio.

L’architettura viene riconosciuta come atto nel quale costruzione, materia, luce e luogo assumono una dimensione di verità.

Ferrara non riproduce quella tradizione.

La attraversa costruendo una posizione autonoma.

L’Opera Abitabile appartiene a questa ricerca: non come definizione commerciale, ma come tentativo di riportare l’architettura alla condizione dell’opera.

Il committente non acquista un prodotto

Un’Opera Abitabile non nasce da un catalogo.

Non viene scelta tra soluzioni alternative.

Non è il risultato di una personalizzazione formale.

Per questo Ferrara distingue il cliente dal committente.

Il cliente acquista una prestazione.

Il committente partecipa alla possibilità dell’opera.

Ciò richiede un luogo capace di sostenerla, una disponibilità al confronto e la consapevolezza che il progetto non nasce per rappresentare il gusto del presente.

La committenza non determina la forma.

Rende possibile la ricerca della forma necessaria.

L’Opera Abitabile non è una casa resa artistica

L’Opera Abitabile non è una casa alla quale viene aggiunto un valore estetico.

Non è una residenza trasformata in oggetto d’arte.

Non è una formula stilistica.

E non è un modo più sofisticato per definire una villa.

La distinzione è ontologica.

L’opera non nasce dall’aggiunta di qualità al costruito.

Nasce quando il costruito supera la propria condizione di oggetto funzionale e acquista una necessità interna che non può essere ridotta a funzione, immagine o mercato.

Per questo Ferrara distingue radicalmente Architettura ed Edilizia, Opera e Costruito, Luogo e Superficie, Forma Necessaria e Immagine.

Queste coppie non descrivono due livelli di qualità.

Descrivono due condizioni differenti dell’essere dell’architettura.

Conoscere l’opera prima di commissionarla

Prima si conosce l’opera, poi si parla.

Una commissione non nasce dalla semplice disponibilità di un terreno o da una richiesta di progetto.

Nasce quando esiste una corrispondenza reale tra luogo, committente e possibilità dell’opera.

Per questo il primo accesso a Fausto Ferrara passa dalla conoscenza delle architetture, delle opere spaziali, dei testi e del suo sistema teorico.

L’Opera Abitabile non è un servizio da acquistare.

È una possibilità da riconoscere.

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