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PENSIERO E MATERIA

Il pensiero di Fausto Ferrara nasce nell’opera e ritorna continuamente alla materia. Non costituisce un apparato teorico separato dalla costruzione, ma il luogo nel quale vengono esplicitati i criteri che determinano la forma: misura, gravità, luce, struttura, natura, percezione e necessità.


Kenneth Frampton riconosce nella ricerca di Ferrara una posizione autonoma all’interno della cultura tettonica contemporanea, capace di rinnovare e oltrepassare la lezione dei maestri del Novecento e di restituire all’architettura la propria condizione essenziale di atto di verità.


Questa ricerca non rimane sul piano della teoria. Si verifica nella costruzione. Casa 1 a Formentera, opera prevalentemente ipogea di 1.850 metri quadrati, realizzata con un costo di costruzione di circa 4.890 euro al metro quadrato, traduce il rapporto tra materia, topografia, gravità e paesaggio nella scala di una grande tenuta monolitica.


Il Tempio del Silenzio, concepito come padiglione sacro privato per una delle più importanti dinastie della cultura della moda italiana, dimostra la stessa ricerca in una condizione differente: luce, acqua, geometria e materia non producono atmosfera, ma istituiscono uno spazio autonomo nel quale l’uomo viene ricondotto alla propria misura.


Da questa continuità tra pensiero e costruzione nascono l’Opera Abitabile, la Trilogia della Misura — Essere, Luogo, Forma e la Griglia E9. Non sono formule stilistiche, ma strumenti per interrogare il confine tra Architettura ed Edilizia, Opera e Costruito, Luogo e Superficie, Forma necessaria e Immagine.


Lo stesso criterio attraversa una casa, una grande tenuta, una cantina, un padiglione culturale, uno spazio sacro o un’opera destinata all’hospitality internazionale. La tipologia cambia. Il problema dell’architettura rimane lo stesso: stabilire se dal costruire possa ancora nascere un’Opera.

L’OPERA ABITABILE

L’Opera Abitabile non è una categoria tipologica e non definisce uno stile. Indica la condizione nella quale il costruire supera la propria funzione tecnica e diventa una forma necessaria, capace di stabilire una relazione irripetibile tra uomo, luogo e materia.


L’opera non nasce dall’immagine che l’autore desidera imporre al luogo. Nasce quando struttura, gravità, luce, orientamento, topografia, tempo e materia trovano una misura attraverso la quale nessun elemento può essere sostituito senza alterare la totalità.


In Casa 1, l’ipogeo non è un espediente formale. L’architettura entra nel terreno, assume il peso della roccia e costruisce il rapporto con l’orizzonte attraverso la massa. I suoi 1.850 metri quadrati non producono monumentalità attraverso la dimensione apparente, ma attraverso la capacità dell’opera di appartenere alla topografia.


L’Opera Abitabile può quindi assumere programmi radicalmente differenti: una residenza, una grande tenuta privata, una cantina, un luogo della contemplazione, una struttura culturale o un’opera di hospitality. La funzione costituisce il programma. L’Opera nasce dal criterio con cui quel programma viene trasformato in architettura.

Il Tempio del Silenzio _ Temple of Silence — Fausto Ferrara

LA CASA COME TEMPIO LAICO

Parlare della casa come tempio laico non significa attribuire all’abitare una spiritualità decorativa. Significa riconoscere che alcuni spazi possono sottrarre l’uomo al consumo immediato del mondo e restituirgli una misura attraverso la quale tornare a percepire la propria presenza.


La soglia, la luce, l’acqua, la gravità, il vuoto e il silenzio diventano allora strumenti di costruzione. Non producono una scenografia contemplativa: ordinano il rapporto tra corpo e spazio.


Il Tempio del Silenzio porta questa ricerca oltre la dimensione residenziale. Concepite come parti inseparabili di un’unica opera, geometria, acqua, luce e materia fondano un padiglione sacro privo di simbolismo religioso convenzionale. La sacralità non viene rappresentata: accade nello spazio.


La stessa matrice può operare in un padiglione privato, in un luogo culturale, in un santuario contemplativo o all’interno di una grande architettura destinata all’ospitalità. Non perché Ferrara applichi a programmi diversi un linguaggio riconoscibile, ma perché sottopone ogni commissione alla stessa domanda: quale forma è necessaria perché quel luogo possa esistere?

Tempio del Silenzio di Fausto Ferrara, padiglione sacro privato tra luce, acqua, materia e spazio contemplativo

LA PERDITA DELLA PERCEZIONE

La crisi contemporanea dell’architettura non riguarda soltanto la forma degli edifici. Riguarda la capacità dell’uomo di percepire.


Nell’Inferno Orizzontale, l’uomo consuma il mondo senza più riconoscerlo. Immagini, oggetti, spazi e informazioni scorrono senza produrre esperienza. Anche l’architettura rischia così di ridursi a immagine disponibile, immediatamente leggibile e altrettanto rapidamente sostituibile.


Per Ferrara la percezione non rappresenta quindi un obiettivo estetico e non appartiene al linguaggio del benessere sensoriale. È il passaggio attraverso il quale il corpo interrompe l’automatismo del consumo e viene ricondotto alla propria misura nell’esistenza.


Quando ciò accade, l’uomo può nuovamente riconoscere un ordine nel rapporto tra sé, il luogo e la forma. La percezione conduce alla misura; la misura rende nuovamente possibile il giudizio; il giudizio apre alla distinzione tra ciò che è semplicemente costruito e ciò che può assumere la condizione dell’Opera.

Casa 1 di Fausto Ferrara a Formentera, opera tettonica prevalentemente ipogea di 1.850 metri quadrati integrata nel paesaggio costiero mediterraneo

ASCOLTARE IL LUOGO

Il luogo precede il progetto. Non è una superficie sulla quale collocare un oggetto, ma un insieme di condizioni fisiche, temporali e umane che l’architettura deve essere capace di riconoscere.


Topografia, orientamento, roccia, acqua, vento, luce, vegetazione, memoria e distanza non costituiscono dati accessori. Sono forze che partecipano alla nascita della forma.


Ascoltare il luogo non significa mimetizzarsi nel paesaggio né adottare un linguaggio regionalista. Significa individuare quella struttura profonda del sito dalla quale possa emergere un’opera che non sarebbe possibile altrove.


Casa 1 dimostra questa condizione nella relazione tra ipogeo, roccia e orizzonte mediterraneo. La stessa ricerca può confrontarsi con una grande tenuta, una cantina radicata nel territorio, un’opera di hospitality o una struttura contemplativa: programmi differenti nei quali il paesaggio non costituisce lo sfondo dell’architettura, ma una delle sue cause.

Spazio Sensoriale di Fausto Ferrara, opera spaziale e ipogea tra architettura, arte, corpo, materia e percezione

OPERE SPAZIALI

Nella ricerca di Ferrara il confine tra architettura e arte non viene risolto attraverso la decorazione dell’edificio, ma attraverso la possibilità che lo spazio stesso assuma la condizione dell’Opera.


Lo Spazio Sensoriale, sviluppato a Hudson, New York, porta questa ricerca verso una condizione ipogea nella quale corpo, materia e percezione diventano inseparabili. Franco Purini ne ha riconosciuto il carattere di scultura abitabile e di spazio-situazione, indicando la continuità tra costruzione ed esperienza.


Il Tempio del Silenzio appartiene allo stesso territorio di ricerca pur nascendo da condizioni completamente differenti. In entrambe le opere non esiste un oggetto da osservare dall’esterno: esiste uno spazio nel quale entrare e dal quale essere misurati.


Questa dimensione apre l’architettura di Ferrara anche a padiglioni culturali, fondazioni, opere speciali e commissioni nelle quali architettura, arte e costruzione devono ritrovare una totalità oggi raramente concessa dalla produzione ordinaria.

LA TRILOGIA DELLA MISURA

La Trilogia della Misura costituisce la fondazione teorica della ricerca di Fausto Ferrara. I tre termini — Essere, Luogo, Forma — non definiscono campi separati, ma una sequenza attraverso la quale interrogare la possibilità stessa dell’architettura.


L’Essere riguarda la condizione dell’uomo e la sua capacità di percepire. Il Luogo riguarda ciò che precede l’intervento e resiste alla sua riduzione a superficie disponibile. La Forma riguarda il momento nel quale le relazioni tra uomo, luogo, materia e necessità trovano una configurazione che non dipende dall’arbitrio dell’immagine.


Con Il destino delle forme, primo volume della Trilogia, Ferrara affronta la crisi contemporanea del gesto e la progressiva perdita del criterio capace di distinguere l’architettura dal semplice costruire. Il problema non è produrre nuove immagini. È comprendere quando una forma possieda ancora una necessità.

LA GRIGLIA E9

La Griglia E9 nasce dalla necessità di trasformare questa ricerca in criterio. Non attribuisce qualità attraverso il gusto, lo stile, la notorietà dell’autore o l’efficacia dell’immagine. Interroga ciò che l’opera è capace realmente di produrre.


Attraverso E9, Ferrara distingue Architettura ed Edilizia, Opera e Costruito, Luogo e Superficie, Forma necessaria e Immagine. Il problema non consiste nello stabilire se un edificio sia bello, innovativo o spettacolare, ma se riesca a oltrepassare la disponibilità del già noto e a fondare una relazione necessaria tra uomo, materia e luogo.


E9 completa quindi il passaggio che attraversa l’intera ricerca:

​

Verità → Percezione → Misura dell’uomo → Riconoscimento dell’ordine → Forma necessaria → Verità.


Pensiero e materia tornano così a coincidere. La teoria non precede l’opera come prescrizione e non la segue come giustificazione. È nell’Opera che il pensiero deve dimostrare la propria verità.

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