
Vision
La misura del silenzio nasce da una domanda semplice e radicale:
quanto spazio serve all’uomo per sentire, pensare, abitare davvero?
In un tempo dominato dall’eccesso, dall’accumulo e dalla velocità, il lavoro di Fausto Ferrara si muove in direzione opposta: costruire poco, sottrarre, misurare. L’architettura non è intesa come gesto spettacolare, ma come atto di responsabilità verso il luogo, la materia e il tempo.
Il silenzio non è assenza, ma condizione.
È lo spazio che permette alla luce di farsi struttura, alla materia di parlare, al corpo di percepire. In questo senso, ogni progetto è pensato come una pausa: un intervallo nella continuità del rumore, una soglia tra ciò che è visibile e ciò che resta in ascolto.
La luce diventa strumento di misura, il vuoto assume densità, la forma si riduce all’essenziale. L’architettura, come le opere spaziali e scultoree, non cerca di imporsi, ma di restare.
La misura del silenzio non è uno stile, né un linguaggio formale.
È una posizione: un modo di abitare il mondo con attenzione, lentezza e rispetto per ciò che non può essere detto.


