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Ville d’Autore come Opere Permanenti

Una villa d’autore non diventa architettura perché è grande, costosa o spettacolare.

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Può possedere materiali ricercati, tecnologie avanzate, viste eccezionali e una costruzione impeccabile, e rimanere comunque soltanto edilizia di alto livello: una superficie destinata a rappresentare il proprio tempo e a essere sostituita quando quel tempo cambia.

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Nel lavoro di Fausto Ferrara, architetto, artista e autore italiano, una grande dimora privata comincia invece quando il progetto smette di rispondere all’immagine e assume la responsabilità della durata.

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È qui che la villa può diventare Opera Abitabile.

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Non un oggetto da mostrare, ma una forma capace di stabilire una relazione necessaria tra uomo, luogo, materia, luce, acqua e tempo.

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L’opera permanente non cerca di appartenere alla moda del presente.

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Cerca di resisterle.

Villa Anelli di Fausto Ferrara, villa contemporanea d’autore concepita come opera abitabile attraverso forma, luce, acqua e relazione con il paesaggio.

La villa non è un prodotto

La cultura residenziale contemporanea ha progressivamente trasformato la villa in una somma di prestazioni.

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Dimensione, vista, piscina, materiali, tecnologia, comfort e riconoscibilità vengono combinati fino a costruire un’immagine apparentemente unica, ma spesso perfettamente sostituibile con un’altra.

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Il problema non è economico.

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È ontologico.

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Una costruzione può avere un valore elevatissimo e non raggiungere mai la condizione dell’architettura.

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La Griglia E9 nasce anche da questa separazione: tra Architettura ed Edilizia, Opera e Costruito, Luogo e Superficie, Forma Necessaria e Immagine.

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Nell’opera di Ferrara il valore della commissione non autorizza l’arbitrio formale.

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Lo rende più responsabile.

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Più crescono scala, risorse e complessità, maggiore diventa la necessità di impedire che il progetto venga ridotto alla rappresentazione del committente.

Il monolite: massa, gravità, permanenza

Il monolite non è uno stile.

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È una condizione dell’architettura nella quale forma, materia e gravità smettono di essere elementi separati.

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La massa non viene utilizzata per produrre monumentalità. Serve a dare consistenza al limite, a proteggere, trattenere l’ombra, incidere la luce, costruire profondità.

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Pareti, basamenti, superfici scavate e grandi elementi continui producono una presenza che non dipende dalla decorazione.

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L’architettura acquista peso senza diventare pesante.

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La materia non riveste la forma.

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È la forma.

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È in questa condizione che cemento, pietra, acqua, vuoto e ombra possono appartenere allo stesso organismo e sottrarre l’edificio alla fragilità dell’immagine.

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La permanenza non coincide allora con l’immobilità.

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È la capacità dell’opera di continuare a essere necessaria quando il linguaggio che l’ha circondata è già scomparso.

L’organismo plastico: la forma non si compone, nasce

All’apparente immobilità del monolite corrisponde un secondo principio: l’organismo plastico.

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Una villa d’autore non nasce dalla composizione di facciate, volumi o immagini autonome.

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La forma si sviluppa attraverso continuità, tensioni, compressioni, aperture, soglie e variazioni della materia.

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Interno ed esterno cessano di essere due sistemi indipendenti.

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Il muro può diventare percorso.

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La copertura può diventare terreno.

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Il vuoto può diventare stanza.

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L’acqua può costruire distanza.

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La luce può rivelare la massa invece di decorarla.

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L’organismo plastico non cerca libertà formale.

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Cerca necessità.

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Per questo ogni parte deve poter essere letta come conseguenza dell’intero e non come gesto aggiunto successivamente.

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È la differenza tra un edificio composto e un’opera generata.

Villa Anelli, Lago di Garda: oltre 2.200 m² come organismo unitario

Villa Anelli, sul Lago di Garda, sviluppa oltre 2.200 m² e appartiene alla ricerca di Ferrara sull’Opera Abitabile.

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La grande scala non viene risolta attraverso l’accumulo di episodi architettonici.

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Il progetto costruisce invece un organismo unitario nel quale massa, acqua, paesaggio, protezione e apertura appartengono alla stessa struttura.

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Il rapporto con il lago non viene ridotto alla ricerca della vista panoramica.

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L’acqua diventa misura della distanza, dell’orizzonte e del tempo.

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L’architettura decide quando mostrare il paesaggio e quando sottrarlo. Costruisce differenti condizioni di esposizione e intimità, facendo della privacy una qualità spaziale e non una semplice separazione fisica.

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Villa Anelli dimostra che una residenza di oltre duemila metri quadrati può conservare unità autoriale e misura.

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La dimensione non produce dispersione.

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Viene ricondotta a una forma.

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Il lavoro di Ferrara, compresa Villa Anelli, è stato oggetto della lettura critica di Kenneth Frampton, che ha collocato la sua ricerca nella cultura tettonica e nella continuità critica di autori come Kahn, Scarpa, Ando e Zumthor, riconoscendone al tempo stesso l’autonomia.

Casa 1, Formentera: la grande dimensione può scomparire

Se Villa Anelli dimostra come la grande scala possa diventare organismo, Casa 1 a Formentera dimostra che la stessa scala può arrivare quasi a sottrarsi alla percezione.

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L’opera sviluppa circa 1.850 m² ed è prevalentemente ipogea.

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La costruzione entra nella topografia costiera, aderisce alla pendenza e utilizza la profondità del terreno come parte dell’architettura.

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Il valore di realizzazione, pari a circa 4.890 €/m², indica la consistenza della commissione.

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Ma proprio qui emerge il criterio: le risorse economiche non vengono trasformate in esibizione.

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Vengono assorbite dall’opera.

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Roccia, acqua, ombra, terrazze e aperture controllate permettono a un organismo di grandi dimensioni di non imporsi come oggetto autonomo sul paesaggio.

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Casa 1 è stata pubblicata nel 2025 su Platform Architecture and Design, n. 55.

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La grande villa smette così di essere sinonimo di visibilità.

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Può diventare sottrazione.

L’opera permanente non rappresenta il presente

La permanenza non dipende semplicemente dall’utilizzo di materiali destinati a durare più a lungo.

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È prima di tutto una questione di criterio.

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Un’opera permanente non cerca di essere contemporanea attraverso il riconoscimento immediato dei segni del proprio tempo.

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Non rincorre tendenze.

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Non costruisce scenografie per l’immagine.

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Non assume il programma come giustificazione sufficiente della forma.

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Cerca invece una relazione nella quale Essere, Luogo e Forma non possano essere separati senza distruggere l’opera stessa.

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È il territorio teorico della Trilogia della Misura.

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In questa prospettiva, una villa d’autore non è una casa eccezionale.

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È un’opera nella quale il vivere quotidiano viene affidato a una forma capace di attraversare il tempo.

Un autore per grandi commissioni private

Per Ferrara l’autorialità non consiste nell’applicazione di un linguaggio riconoscibile a programmi differenti.

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L’autore non arriva dopo il luogo per imporre la propria firma.

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È responsabile del processo attraverso il quale quel luogo può diventare opera.

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La stessa responsabilità attraversa scale e programmi differenti: da Villa Anelli a Casa 1, fino al Tempio del Silenzio a Torrenieri, padiglione sacro privato realizzato per una committenza appartenente a una delle più importanti famiglie della cultura della moda italiana e pubblicato da C3GLOBE nel 2026.

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Programmi differenti.

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Un unico criterio.

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L’opera deve governare materia, costruzione, risorse e tecnica senza essere governata dalla necessità di apparire.

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Per l’ingegnerizzazione, il coordinamento tecnico e l’esecuzione, Ferrara opera attraverso Arckeo Executive Workshop, fondato nel 2004 e subordinato alla sua direzione scientifica e progettuale.

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La responsabilità autoriale resta di Fausto Ferrara.

Conoscere l’opera prima di commissionarla

Prima si conosce l’opera, poi si parla.

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Una possibile committenza nasce dalla conoscenza delle architetture, dei testi e della ricerca di Fausto Ferrara.

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Una grande dimensione, un luogo eccezionale o una disponibilità economica importante non costituiscono, da soli, condizioni sufficienti per un incarico.

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Solo quando esiste una reale corrispondenza tra luogo, committente e possibilità dell’opera si apre il confronto progettuale.

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