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Il rapporto tra museo e luogo

Anche un museo appartiene a un luogo.

​

Città.

Paesaggio.

Tessuto storico.

Margine urbano.

Parco.

Territorio archeologico.

​

Il programma culturale non sospende questa condizione.

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La rafforza.

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Un museo che potrebbe essere trasferito identicamente altrove ha perduto una parte della propria necessità.

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Orientamento.

Accesso.

Topografia.

Preesistenze.

Orizzonte.

Spazio pubblico.

​

Devono partecipare alla forma.

​

Il museo non viene semplicemente collocato nel luogo.

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Deve nascere da esso.

Architettura temporanea, opera non temporanea

Un padiglione può essere destinato a durare pochi mesi.

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Questo non significa che la sua architettura debba essere effimera nel criterio.

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Durata fisica e durata dell’opera non coincidono.

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Una costruzione temporanea può possedere precisione.

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Necessità.

Memoria.

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Può modificare permanentemente la percezione di un luogo anche dopo essere stata rimossa.

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L’architettura non diventa opera perché dura a lungo.

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Diventa opera quando possiede una forma che non può essere arbitrariamente sostituita.

Il museo non è una scatola neutra

L’idea di neutralità ha prodotto una parte importante dello spazio espositivo contemporaneo.

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Pareti bianche.

Luce uniforme.

Superfici continue.

Assenza apparente di carattere.

​

Ma nessuno spazio è realmente neutro.

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Ogni muro orienta.

Ogni altezza modifica la percezione.

Ogni apertura stabilisce una relazione.

Ogni luce altera la materia.

Ogni percorso costruisce tempo.

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Per Ferrara, il museo non deve fingere di scomparire.

​

Deve costruire le condizioni precise dell’incontro tra uomo e opera.

Circle: lo spazio espositivo come opera

Con Circle, Fausto Ferrara affronta direttamente il tema del museo e della galleria d’arte.

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Il progetto non nasce come successione di stanze alle quali assegnare opere.

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Nasce da una struttura spaziale.

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Geometria.

Percorso.

Luce.

Materia.

Vuoto.

​

La forma non viene utilizzata per produrre un’icona.

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Costruisce il modo in cui il corpo entra, attraversa, si orienta e incontra l’opera.

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Circle mostra una condizione essenziale della ricerca di Ferrara:

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lo spazio espositivo non è lo sfondo dell’esperienza.

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Ne è parte attiva.

Architettura e arte non sono due sistemi separati

Quando l’architettura viene pensata come semplice supporto dell’arte, perde parte della propria responsabilità.

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Quando invece cerca di competere con ciò che contiene, trasforma il museo in spettacolo.

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Il problema non è scegliere tra presenza e neutralità.

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È trovare una relazione necessaria.

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L’architettura può avere forma.

​

Peso.

Materia.

Luce.

Vuoto.

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E contemporaneamente permettere all’opera di mantenere la propria autonomia.

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La relazione tra architettura e arte non deve essere subordinazione.

​

Deve essere tensione misurata.

La luce non illumina soltanto le opere

La luce è una delle materie fondamentali dello spazio espositivo.

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Naturale.

Filtrata.

Radente.

Diretta.

Riflessa.

Oscura.

​

Non serve soltanto a rendere visibile ciò che viene esposto.

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Può stabilire gerarchie.

Misurare distanze.

Rivelare la profondità di una parete.

Separare un ambiente.

Orientare il corpo.

Costruire una pausa.

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La luce non deve produrre un effetto autonomo.

​

Deve appartenere alla struttura dello spazio.

Il vuoto non è superficie disponibile

Nei programmi museali il vuoto viene facilmente letto come quantità utilizzabile.

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Metri quadrati.

Pareti espositive.

Capienza.

Percorsi.

​

Ma il vuoto possiede un valore architettonico indipendente dalla sua saturazione.

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Uno spazio non utilizzato può costruire distanza.

Una pausa può aumentare l’intensità dell’opera successiva.

Una grande altezza può modificare il rapporto del corpo con la materia.

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Un vuoto può essere necessario precisamente perché non contiene nulla.

​

Il museo non deve essere massimizzato.

​

Deve essere misurato.

Il padiglione come forma concentrata

Il padiglione appartiene a una condizione diversa dal grande museo.

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Può essere piccolo.

Temporaneo.

Isolato.

Legato a una singola funzione o a una singola opera.

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Ma proprio questa concentrazione rende il padiglione un territorio radicale dell’architettura.

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Pochi elementi.

Una soglia.

Una luce.

Una materia.

Un percorso.

Una relazione con il suolo.

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Non esiste spazio per la ridondanza.

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Quando il progetto è necessario, anche una costruzione di piccola scala può possedere intensità monumentale.

La collezione non è un pretesto

Ogni museo nasce da qualcosa che deve essere custodito, mostrato o interpretato.

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Arte.

Archeologia.

Materia.

Memoria.

Documenti.

Oggetti.

​

Il programma non può essere costruito indipendentemente da ciò che dovrà accogliere.

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Scala delle opere.

Condizioni luminose.

Conservazione.

Distanze.

Sequenze.

Depositi.

Allestimento.

Movimentazione.

​

La collezione non deve adattarsi a un’immagine precostituita dell’edificio.

​

Deve partecipare alla nascita della sua struttura.

Monumentalità senza dimensione

La monumentalità non dipende dai metri quadrati.

​

Un piccolo padiglione può essere monumentale.

Un grande museo può non esserlo.

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La monumentalità nasce dalla relazione tra:

misura;

​

peso;

materia;

tempo;

luce;

presenza.

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Non richiede gigantismo.

Non richiede spettacolo.

Non richiede riconoscibilità immediata.

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È una qualità dell’opera quando la forma acquisisce una necessità capace di superare la contingenza del programma.

Il museo non deve diventare un’attrazione

Una parte dell’architettura culturale contemporanea è stata trasformata in strumento di competizione urbana.

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L’edificio deve essere riconoscibile.

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Fotografabile.

Comunicabile.

​

Capace di produrre visitatori ancora prima delle opere che contiene.

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In questa condizione il museo rischia di sostituire l’esperienza con l’immagine dell’esperienza.

​

Ferrara lavora nella direzione opposta.

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L’architettura può possedere forza senza diventare attrazione.

​

Può produrre memoria senza diventare logo.

Può essere radicale senza trasformarsi in gesto.

Conservare e mostrare sono due condizioni differenti

Un museo deve rendere visibile.

​

Ma deve anche proteggere.

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Luce e oscurità.

Apertura e controllo.

Accessibilità e sicurezza.

Presenza e conservazione.

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Queste tensioni non sono problemi tecnici da risolvere dopo il progetto.

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Sono parte dell’architettura.

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Il deposito.

La movimentazione.

Gli accessi tecnici.

Le condizioni ambientali.

Le aree di preparazione.

​

Ciò che il pubblico non vede appartiene allo stesso organismo di ciò che vede.

Il percorso è materia architettonica

In un museo il percorso non è soltanto distribuzione.

​

È tempo.

​

Prima.

Dopo.

Attesa.

Compressione.

Apertura.

Sosta.

Ritorno.

​

L’architettura decide quando un’opera appare.

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Da quale distanza.

Con quale luce.

Dopo quale sequenza.

​

Un percorso può costruire concentrazione oppure disperderla.

​

Può trasformare la visita in consumo rapido di immagini oppure restituire profondità all’esperienza.

​

Per Ferrara, attraversare un museo significa entrare progressivamente in una struttura di relazioni.

Materia senza scenografia culturale

Pietra.

Calcestruzzo.

Metallo.

Legno.

Vetro.

​

La materia in un museo non deve diventare linguaggio di prestigio.

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Non deve dichiarare cultura.

​

Deve costruire lo spazio.

Portare peso.

Definire una soglia.

Assorbire o riflettere la luce.

Invecchiare.

Sostenere il tempo.

​

Per Ferrara, la Verità della Materia impedisce che il museo si trasformi in scenografia culturale.

​

La materia non rappresenta l’opera.

​

Partecipa alla sua possibilità.

Spazio pubblico senza perdita di misura

Un museo è spesso anche un edificio pubblico.

​

Questo non significa che ogni spazio debba essere completamente aperto o continuamente attraversabile.

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La dimensione pubblica richiede articolazione.

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Entrata.

Attesa.

Sosta.

Orientamento.

Concentrazione.

Distanza.

Silenzio.

Incontro.

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L’architettura deve poter costruire differenti gradi di relazione tra individuo e collettività.

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Lo spazio pubblico non è assenza di limite.

​

È misura del limite condiviso.

La Griglia E9: Opera contro edificio culturale

La Griglia E9 pone una domanda decisiva anche di fronte all’architettura museale.

​

Quando un museo diventa architettura?

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Non basta che funzioni.

Non basta che sia firmato.

Non basta che venga pubblicato.

Non basta che generi visitatori.

Non basta che possieda una forma riconoscibile.

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Occorre distinguere:

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Opera o Costruito.

Luogo o Superficie.

Forma Necessaria o Immagine.

​

Un museo può diventare un’icona e rimanere superficie.

​

Un piccolo padiglione può invece possedere la necessità dell’opera.

​

La dimensione non decide.

​

Decide il criterio.

Il museo come luogo della percezione

L’arte richiede percezione.

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Ma la cultura contemporanea produce spesso la condizione opposta.

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Velocità.

Accumulo.

Fotografia.

Condivisione.

Consumo dell’immagine.

​

L’Inferno Orizzontale descritto da Ferrara è precisamente il mondo nel quale l’uomo consuma ma non percepisce.

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Il museo dovrebbe costituire una resistenza a questa condizione.

​

Non aumentare la quantità degli stimoli.

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Restituire profondità all’atto del vedere.

​

Fermare.

Separare.

​

Mettere il corpo nuovamente di fronte alla materia.

Un autore tra architettura e arte

Nel lavoro di Fausto Ferrara la relazione con l’arte non nasce da una specializzazione tipologica.

​

Nasce dalla sua stessa ricerca.

​

Architettura.

Scultura.

Opere Spaziali.

Materia.

Vuoto.

Luce.

​

La distinzione tra architetto e artista non viene cancellata.

​

Viene attraversata.

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È questa condizione a rendere museo e padiglione territori particolarmente coerenti con la sua ricerca.

​

Lo spazio non è soltanto destinato ad accogliere opere.

​

Può esso stesso assumere responsabilità di opera.

Padiglioni & Musei: Luce, Percorso e Architettura dell’Opera

Un museo non è un contenitore per opere.

​

Un padiglione non è un oggetto da osservare.

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Entrambi costruiscono una relazione tra corpo, spazio, luce, materia e tempo.

​

Per Fausto Ferrara, architetto, artista e autore, progettare uno spazio per l’arte significa affrontare una condizione radicale:

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l’architettura deve possedere una propria intensità senza sopraffare ciò che accoglie.

​

Deve esistere.

​

Ma deve anche saper lasciare esistere.

​

Quando questa relazione trova misura, il museo cessa di essere semplice infrastruttura culturale.

​

Il padiglione cessa di essere immagine.

​

L’architettura può diventare essa stessa Opera.

Commissionare un museo o un padiglione come Opera

Un museo può essere un contenitore.

Un padiglione può essere un evento.

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Oppure entrambi possono diventare architettura.

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Questo accade quando luogo, collezione, corpo, luce, materia, percorso e tempo cessano di essere problemi separati.

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Quando la tecnica non distrugge l’intensità.

Quando l’immagine non sostituisce l’esperienza.

Quando lo spazio non si limita ad accogliere l’opera.

​

Diventa parte della sua possibilità.

È in questa condizione che un museo o un padiglione può superare la propria funzione.

​

E diventare Opera.

​

​

Pensiero e Materia →

L’Opera Abitabile →

Opere Spaziali →

Opere di Fausto Ferrara →

Critical Essays →

Atelier / accesso alla committenza →

Un’istituzione deve sapere perché costruisce

Commissionare un museo non significa soltanto disporre di un programma funzionale e di un finanziamento.

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Significa assumersi una responsabilità culturale.

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Che cosa deve essere custodito?

Perché deve essere mostrato?

Quale rapporto deve costruire con la città o con il territorio?

Che cosa deve rimanere dopo l’evento, la mostra o l’inaugurazione?

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Un’istituzione che non sa rispondere a queste domande rischia di produrre un edificio prima ancora di avere definito la necessità dell’opera.

​

Ferrara non parte dall’immagine dell’istituzione.

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Parte dal fondamento del progetto.

Autore e struttura esecutiva

La responsabilità autoriale appartiene a Fausto Ferrara.

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Musei e padiglioni richiedono però una forte integrazione tra architettura, strutture, impianti, illuminazione, conservazione, sicurezza, antincendio, acustica, accessibilità, movimentazione delle opere e gestione esecutiva.

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L’ingegnerizzazione e il coordinamento tecnico possono essere sviluppati attraverso Arckeo Executive Workshop, fondato nel 2004, sotto la direzione autoriale di Ferrara.

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La complessità tecnica non viene sovrapposta alla forma.

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Deve partecipare alla sua costruzione.

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E l’opera deve essere protetta fino alla realizzazione.

Circle di Fausto Ferrara, progetto di museo e galleria d’arte in cui percorso, luce, materia e geometria costruiscono lo spazio espositivo come opera architettonica.
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