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Dalla permanenza breve alla memoria lunga

L’ospite rimane per un tempo limitato.

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L’opera deve invece durare.

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Questa differenza è decisiva.

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Un resort progettato per l’immediatezza rischia di invecchiare con la stessa velocità della propria immagine.

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Un’architettura fondata su proporzione, materia, topografia e necessità può invece attraversare il tempo.

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La permanenza dell’ospite è breve.

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La memoria del luogo può essere lunga.

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È qui che l’hospitality smette di appartenere soltanto all’industria del turismo.

Entra nel campo dell’architettura.

Ospitare non significa intrattenere

Una parte crescente dell’hospitality contemporanea costruisce esperienze.

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Programma emozioni.

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Moltiplica stimoli.

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Trasforma ogni spazio in contenuto.

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L’architettura viene spesso ridotta a supporto della comunicazione.

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Ferrara parte da una domanda opposta:

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che cosa deve accadere perché una persona possa realmente abitare un luogo, anche soltanto per pochi giorni?

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Ospitare significa offrire misura.

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Orientamento.

Protezione.

Intimità.

Relazione con la luce.

Contatto con la materia.

Possibilità di sottrarsi.

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L’ospitalità non coincide con l’accumulo delle esperienze.

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Può nascere dalla loro selezione.

Commissionare un resort come Opera Abitabile

Un resort può nascere come prodotto.

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Oppure può nascere come opera.

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La differenza non dipende dalla dimensione.

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Non dipende dal numero delle camere.

Non dipende dalla categoria alberghiera.

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Dipende dalla capacità di trasformare luogo, programma, privacy, materia, luce e tempo in una forma necessaria.

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È in questa condizione che l’hospitality può superare il consumo dell’esperienza.

E tornare a essere architettura.

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Pensiero e Materia →

L’Opera Abitabile →

Ascoltare il Luogo →

Opere di Fausto Ferrara →

Atelier / accesso alla committenza →

La camera non è una stanza ripetuta

La camera rappresenta l’unità minima dell’hospitality.

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Ma non dovrebbe essere trattata come modulo seriale al quale applicare varianti decorative.

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È il luogo in cui il rapporto con l’esterno diventa personale.

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Dove il corpo incontra:

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luce;

ombra;

materia;

vista;

protezione;

acqua;

notte;

silenzio.

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La ripetizione funzionale non obbliga alla ripetizione percettiva.

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Anche all’interno di sistemi ricettivi complessi, l’architettura può costruire una relazione specifica tra ogni unità e il luogo.

Il luogo viene prima del concept

Un resort non dovrebbe poter essere trasferito da un paesaggio a un altro senza perdere il proprio senso.

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Topografia.

Vegetazione.

Clima.

Vento.

Acqua.

Orientamento.

Materiali.

Preesistenze.

Geologia.

Orizzonte.

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Sono condizioni generative.

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Per Ferrara, il luogo non è uno scenario sul quale collocare un’immagine architettonica.

È ciò che pone resistenza alla forma arbitraria.

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Il progetto deve ascoltare ciò che esiste prima dell’edificio.

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Solo allora può emergere una forma capace di appartenere realmente a quel territorio.

Il resort come organismo, non come catalogo di funzioni

Un programma hospitality contiene sistemi diversi.

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Camere.

Suite.

Spazi comuni.

Ristorazione.

Benessere.

Acqua.

Servizi.

Percorsi.

Logistica.

Personale.

Impianti.

Aree tecniche.

Paesaggio.

Arrivi.

Partenze.

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Il problema non è distribuirli correttamente su una planimetria.

Il problema è farli appartenere a un’unica struttura.

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Una vera architettura dell’ospitalità deve riuscire a tenere insieme la parte visibile e quella invisibile.

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L’esperienza dell’ospite.

Il lavoro del personale.

La logistica.

La manutenzione.

La privacy.

La percezione del luogo.

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La complessità non deve essere mascherata.

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Deve essere ordinata.

L’architettura non deve competere con il paesaggio

Molti resort cercano di dominare il luogo attraverso un segno riconoscibile.

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Altri cercano di scomparire attraverso un’estetica mimetica.

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Entrambe le strategie possono trasformarsi in immagine.

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Ferrara lavora invece sul rapporto tra presenza e appartenenza.

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L’architettura può essere forte senza essere estranea.

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Può essere riconoscibile senza imporsi.

Può entrare nella terra.

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Seguire una quota.

Costruire una corte.

Proteggere una vista.

Aprire un vuoto.

Trattenere l’acqua.

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La forma non deve imitare il paesaggio.

Deve trovare con esso una necessità comune.

Costruire meno per far esistere di più

La qualità di un resort non dipende dalla quantità di elementi offerti.

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A volte il progetto acquista forza attraverso la sottrazione.

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Meno segni.

Meno materiali.

Meno gesti.

Meno rumore.

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Questo non significa povertà spaziale.

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Significa concentrazione.

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Quando la forma viene liberata da ciò che non è necessario, il luogo può tornare percepibile.

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La luce acquista peso.

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La materia diventa presente.

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Il percorso assume intensità.

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L’architettura smette di spiegarsi continuamente.

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Comincia ad agire.

Materia contro scenografia

La materia nell’hospitality viene spesso utilizzata per produrre un’identità.

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Pietra locale.

Legno.

Terra.

Metallo.

Calcestruzzo.

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Ma una materia non diventa autentica perché è riconoscibile o territoriale.

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Deve appartenere alla costruzione.

Deve sostenere peso.

Invecchiare.

Essere toccata.

Resistere.

Modificarsi nel tempo.

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Per Ferrara, la Verità della Materia impedisce che l’architettura si riduca a una scenografia dell’autenticità.

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La materia non deve raccontare il luogo.

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Deve partecipare alla sua struttura.

Luce come costruzione, non come effetto

L’hospitality contemporanea utilizza spesso la luce per produrre atmosfera.

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Ferrara la considera invece una materia costruttiva.

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La luce orienta.

Separa.

Rivela.

Protegge.

Misura.

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Può aprire un rapporto con il paesaggio oppure interromperlo.

Può rendere percepibile lo spessore di un muro.

Può definire un passaggio.

Può trasformare una soglia in un evento spaziale.

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La luce non viene aggiunta alla forma.

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Partecipa alla sua nascita.

Villa Anelli di Fausto Ferrara sul Lago di Garda, grande Opera Abitabile in cui acqua, paesaggio, materia e privacy costruiscono una sequenza spaziale unitaria.

Acqua, soglia, percorso

L’acqua in un resort non deve necessariamente diventare attrazione.

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Può essere misura.

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Distanza.

Riflessione.

Limite.

Raffreddamento.

Continuità.

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Allo stesso modo, il percorso non è semplicemente collegamento tra funzioni.

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L’arrivo.

La soglia.

La discesa.

Una corte.

Un passaggio stretto.

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L’apertura improvvisa verso il paesaggio.

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Sono strumenti attraverso i quali l’architettura costruisce percezione.

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L’ospite non riceve un’immagine tutta insieme.

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Entra progressivamente nell’opera.

Spazio comune senza spettacolo

Gli spazi comuni sono spesso progettati come luoghi di rappresentazione.

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Lobby.

Lounge.

Ristoranti.

Piscine.

Terrazze.

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La loro forza non deve però dipendere dalla spettacolarità.

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Uno spazio comune può essere memorabile attraverso:

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proporzione;

materia;

vuoto;

gravità;

luce;

relazione con il paesaggio.

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L’architettura non deve continuamente dimostrare di essere eccezionale.

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Deve costruire una condizione nella quale l’ospite possa percepire qualcosa che altrove non esiste nello stesso modo.

Privacy come costruzione dello spazio

Nell’hospitality di livello alto, la privacy viene spesso trattata come distanza tra una camera e l’altra.

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Ma la distanza geometrica non basta.

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La privacy è una costruzione spaziale.

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Dipende da:

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orientamento;

sequenza degli accessi;

profondità;

soglie;

dislivelli;

vegetazione;

luce;

visuali;

muri;

corti;

presenza o assenza dell’altro.

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Un luogo può essere aperto al paesaggio e contemporaneamente profondamente protetto.

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La privacy non richiede isolamento.

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Richiede misura della relazione.

La Griglia E9: esperienza contro immagine

La Griglia E9 permette di distinguere due condizioni profondamente diverse.

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Un resort può essere efficace.

Fotogenico.

Costoso.

Molto comunicato.

Perfettamente funzionante.

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E restare comunque superficie.

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Oppure può possedere una relazione necessaria tra luogo, materia, struttura, uso e forma.

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La differenza non appartiene allo stile.

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Appartiene al criterio.

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Opera o Costruito.

Luogo o Superficie.

Forma Necessaria o Immagine.

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La Griglia E9 non serve a rendere un resort più riconoscibile.

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Serve a verificare se esiste realmente architettura.

Un autore, non un fornitore di stile

Commissionare un resort a Fausto Ferrara non significa scegliere un linguaggio formale.

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Non significa acquistare un’estetica.

Non significa applicare a un programma ricettivo un’immagine riconoscibile.

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Il progetto nasce dal luogo, dal programma e dalla committenza specifica.

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Ogni sito pone condizioni differenti.

Ogni programma richiede una nuova struttura.

Ogni opera deve trovare la propria forma.

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Per questo Ferrara non lavora per la replicazione di un format.

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Lavora quando esistono le condizioni per costruire un’opera.

Committenza, investimento e responsabilità

Un resort è anche un investimento.

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Deve funzionare.

Deve essere costruibile.

Deve rispettare tempi, costi, processi autorizzativi e logiche operative.

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L’autorialità non elimina questi problemi.

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Li assume.

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Il progetto deve tenere insieme valore dell’opera e realtà dell’investimento.

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Questo richiede una committenza capace di comprendere che l’architettura non è il rivestimento finale del business plan.

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Può essere uno degli elementi che ne determinano il valore nel tempo.

Autore e struttura esecutiva

La responsabilità autoriale appartiene a Fausto Ferrara.

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Programmi hospitality complessi richiedono però integrazione tra architettura, strutture, impianti, landscape, interior, antincendio, acustica, energia, tecnologia, logistica e gestione autorizzativa.

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Per questa ragione, l’ingegnerizzazione e il coordinamento tecnico possono essere sviluppati attraverso Arckeo Executive Workshop, fondato nel 2004, sotto la direzione autoriale di Ferrara.

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La tecnica non corregge successivamente l’idea.

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Deve partecipare alla costruzione dell’opera.

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E l’opera deve essere protetta fino all’esecuzione.

Resort & Hospitality: Luogo, Permanenza e Opera Abitabile

Un resort non è una somma di camere, servizi e spazi comuni.

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È un organismo abitato temporaneamente.

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Accoglie persone che arrivano da altrove.

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Deve orientarle.

Proteggerle.

Metterle in relazione con un luogo.

Costruire distanza.

Produrre memoria.

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Per Fausto Ferrara, architetto, artista e autore, il problema dell’hospitality comincia precisamente qui.

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Non nell’immagine dell’hotel.

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Non nel tema.

Non nell’atmosfera.

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Ma nella capacità dell’architettura di trasformare soggiorno, paesaggio, materia, privacy e tempo in una struttura unitaria.

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Quando questo accade, il resort cessa di essere un prodotto ricettivo.

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Può diventare Opera Abitabile.

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